TEATRO: IL PROGETTO ATLANTIDE 2.0.2.1

TEATRO: IL PROGETTO ATLANTIDE 2.0.2.1

TEATRO: IL PROGETTO ATLANTIDE 2.0.2.1 1024 438 Silvia Guidi
«Tutto ha avuto inizio da un’interruzione»

 

I versi di Paul Valery illuminano la strada scrive Katia Ippaso, nella sua intervista a Elena Arvigo sulla genesi del progetto Atlantide 2.0.2.1.  (“forse la creatura più vitale nata durante il blackout della pandemia).

Un continente-contenitore che ha riunito  un gruppo di artisti intorno a un tavolo, virtuale ma condiviso.

La prima uscita pubblica degli abitanti dell’isola sommersa e salvata al tempo stesso risale marzo scorso, durante la giornata mondiale del teatro, con una serie di video-pillole, tra cui Zooming Otello, un work in progress capace già di attivare i neuroni specchio dello spettatore con il suo mosaico di finestre digitali in dialogo a distanza.

Una griglia da cui affiorano, tra i tanti volti (e voci)  Orlando Cinque, Monica Nappo Kelly, Roberta Lidia De Stefano Alessandro Averone, Valentina Banci, Mimosa Campironi.

Atlantide in fondo  – sintetizza Francesca Ferrari su Teatropoli – è un tentativo per provare a ristabilire, attraverso la messa in opera dei processi creativi e la loro “rimessa in circolo” online, la relazione a lungo sospesa con lo spettatore.

“Mai il teatro è stato più presente nei nostri cuori nella sua forma perfetta come in questi mesi di assenza” spiega Elena Arvigo raccontando come è nata l’idea di dare visibilità a un continente sommerso.

“È un tempo di profonda crisi quello che ha attraversato, e ancora sta vivendo, il comparto dello spettacolo, ma che può aprire a nuove opportunità di relazione, sperimentazione e confronto, sia per gli artisti sia per il pubblico, proprio come avviene in questo progetto”.

Per Platone Atlantide era la città ideale, continua Arvigo “per noi è un luogo in cui tentare di ridisegnare una nuova geografia teatrale”.

Il come è necessariamente legato al mondo del web e dei social, ma anche al valore riscoperto di “essere comunità “, ritrovandosi nell’azione creativa, continua Arvigo, “riconoscendoci parte di una comunità che proprio grazie all’interazione con l’altro può crescere e trasformarsi.

La geografia a cui mi riferisco va al di là dei perimetri spaziali.

In questo presente che ci vede confinati ai territori d’appartenenza, che costringe a relazionarci solo entro i limiti della propria casa, della propria città, è importante capire cosa significa “essere” in un luogo”.

A dicembre 2020 “è risultata a tutti evidente la complessità di condizioni che il nostro settore avrebbe dovuto affrontare anche nel nuovo anno, ed è balzato all’attenzione di molti l’equivoco che si stava ingenerando attorno all’argomento “cultura”.

I teatri non solo erano rimasti chiusi, ma ancora una volta erano tornati in fondo alla lista delle priorità sociali.

Alla luce dell’attuale situazione, noi artisti abbiamo solo una possibilità per poter resistere…

uscire dalla dinamica
dell’esibizione,
dell’atto spettacolare...

e provare a delineare una traiettoria comune, mantenendo ciascuno le proprie prerogative e differenze artistiche”.

Occorre ricrearsi, reinventarsi nuove strade da percorrere.

Ma per farlo bisogna prima di tutto capire insieme come ci ha trasformato questo tempo (…) Così ho coinvolto altri artisti e operatori culturali su una riflessione collettiva da portare avanti, partendo dalla consapevolezza che minare la possibilità di relazione vuol dire minare l’intero contesto culturale.

Oggi, io credo, si può far cultura soltanto mettendo le persone in relazione, salvaguardando lo spirito del confronto, dello scambio.

In Atlantide 2.0.2.1. diamo il nostro contributo in tal senso: cercando di ricomporre una comunità attraverso dei veri e propri “imprevisti artistici”.

Atlantide è un continente già molto prolifico, composto da circa trenta artisti, di diversa formazione, provenienti da tutta Italia.

“Ognuno lavora a un progetto – spiega Arvigo – che può essere sviluppato insieme agli altri, oppure in autonomia, ma esplorato sempre in seno al gruppo.”

“Non viene mai meno il dialogo, imprescindibile nel processo creativo e nella ricerca artistica, così come nell’innescare dubbi e domande indispensabili alla crescita personale.”

E mai dimentichiamo la domanda sostanziale da cui siamo partiti e che ci ha unito in questa avventura:

dov'è
il teatro,
oggi?

Il teatro è laddove sono gli artisti, e dove c’è un pubblico, inteso non come “cliente”, ma come testimone e spettatore cosciente.

Il maestro Strehler diceva: “Non capite che il mezzo per raccontare è solo un passaggio, un pretesto per parlare con gli altri di cose che ci stanno dentro?”.

Ecco la relazione, e nel teatro si esprime l’arte della relazione in tutta la sua forza.

In questi lunghi mesi sospesi, segnati dal distanziamento, noi uomini e donne di teatro ci siamo sentiti a tratti sommersi, a tratti salvati.

Ma a tutti, indistintamente, è parso chiaro che la natura della relazione, alla base del teatro, era stata completamente sommersa per l’intero periodo.

Abbiamo, dunque, sentito il richiamo alla responsabilità per portarla in salvo e difenderla.

Qui, il link alla pagina facebook del progetto Atlantide 2.0.2.1.  https://www.facebook.com/atlantideonair

Silvia Guidi

Giornalista per caso, grazie al lavoro in radio e nella rivista Semicerchio nella Firenze degli anni Novanta e ad una Borsa Formenton caduta inaspettatamente dal cielo della costellazione Mondadori...

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