Il pellegrinaggio

Il pellegrinaggio

Il pellegrinaggio 1024 680 Pierluigi Consorti
…Forse sto facendo un passo più lungo della mia gamba.

Accettare la proposta di aprire uno spazio di dialogo a 360 gradi, con la libertà di scegliere i temi e toni, nel perimetro degli interessi di una libreria storicamente legata all’Università di Pisa, costituisce una sfida non da poco. Ma non potevo non accettare un invito che è frutto di un’amicizia sincera che mi lega ai librai Pellegrini. Anche se sono pellegrini solo di fatto, e non anche di “vero nome”.

Il fatto che la Libreria continui a chiamarsi Pellegrini non è però un caso. Ovviamente ci sono ragioni concrete, persino commerciali, ma deve esserci qualcosa di più. I nomi sono solo apparentemente frutto di un caso, in quanto nella realtà costituiscono la conseguenza di una scelta e di una storia. A me piace avvicinare il nome di questa libreria alla sua essenza evocativa: un luogo in cui i libri invitano al pellegrinaggio.

Il pellegrinaggio è uno stato dell’anima, che talvolta si traduce in un cammino concreto che immerge in panorami e contesti sempre nuovi. Il pellegrino deve essere disponibile a proseguire nel cammino riconoscendo l’essenziale e adattandosi alle condizioni del percorso. Le quali costituiscono il cammino prescindendo da chi lo compie. Sono un fatto. Di fronte al quale chi cammina deve reagire col cuore e col cervello. Cercando se possibile di non creare contraddizioni fra l’uno e l’altro. Questo “se possibile” diventa il centro della questione. L’impossibile appare alla portata del pellegrino che usa il cuore, e che per questo deve combattere anche contro il proprio cervello, che spesso suggerisce calcolo, prudenza, intelletto. Tutte cose buone che il cuore può però travolgere in un attimo solo. In genere quando lo sguardo incontra, magari per un solo istante, la via per l’impossibile.

Il pellegrino deve essere disponibile a proseguire
nel cammino riconoscendo l’essenziale
e adattandosi alle condizioni del percorso.

Queste considerazioni possono sembrare stravaganti, o fuori tema, e comunque inadatte a giustificare perché avvio questa collaborazione. Tuttavia,  proprio queste sono le idee che mi hanno portato ad accettare l’amichevole invito a partecipare a questa avventura della Libreria Pellegrini, che ben sapeva di poter contare sulla mia presunzione, tanto da lasciarmi (troppa?) carta bianca: poter scrivere su tutto, semplicemente raccontando ciò che pare a me. E chi sono poi io per avere titolo di parlare? In realtà nessuno. Sono semplicemente un amico della Libreria Pellegrini che accetta di fare in questo spazio virtuale, e perciò molto concreto, il suo contrappunto insieme ad altri amici della Libreria. Niente di più.

In questo spazio cercherò di costruire ponti che rimettano in contatto luoghi che sembrano essersi irrimediabilmente divisi. Ad esempio, a me pare che la politica non dialoghi più con la cultura, che la scienza abbia interrotto il confronto con la dimensione dell’impossibile, che un po’ tutti viviamo in piccoli mondi separati, nei quali la tentazione di padroneggiare sovrasta la necessità di vivere relazioni autentiche: come se non fossimo necessariamente interdipendenti.

Inoltre, a questo punto del cammino, dobbiamo fare i conti con un fatto nuovo che acuisce queste fratture: il coronavirus. Un fatto che apre tante diverse ferite che devono essere tutte curate, e per le quali non ci sarà alcun vaccino. Saranno pietre d’inciampo nel nostro cammino. Ma sappiamo che inciampare non è sempre necessariamente doloroso. Ci si può rialzare; specialmente se c’è qualcuno che ci aiuta a farlo. Talvolta rialzandoci, o solo riprendendo l’equilibrio dopo essere inciampati, intravediamo l’impossibile diventato possibile. Ci stupiamo che possa accadere. Eppure, succede. A me pare che questa consapevolezza possa essere l’elemento che rende il nostro pellegrinaggio meno preoccupato e più fraterno. Proveremo a farlo anche incontrandoci in questo spazio, almeno, così … a me pare.

Pierluigi Consorti

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Insegna all'Università di Pisa materie che riguardano i rapporti fra diritto e religione, Terzo settore e gestione dei conflitti...

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5 commenti
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    Paola 9 Ottobre 2020 a 18:20

    Molto bello questo articolo…

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    Giulia 9 Ottobre 2020 a 21:04

    Sono molto contenta che la vostra libreria abbia avviato questo progetto, perché da subito dimostra che mettere a disposizione uno spazio di confronto non troppo formale è un ottima occasione di scambio di idee ed opinioni, corroborate da esperienze vissute – che, per quanto mi riguarda, sono quello che dà veramente sostanza al proprio pensiero.
    Sono ancora più contenta perché l’autore di questo articolo, da voi gentilmente invitato, e che non ho la fortuna di conoscere di persona, ha messo in evidenza un problema centrale del vivere umano incancrenitosi negli ultimi vent’anni di vita di questa complessa e contraddittoria società ipercapitalistica, e che il covid19 ha solo lasciato emergere con innegabile evidenza: “[…]a me pare che la politica non dialoghi più con la cultura, che la scienza abbia interrotto il confronto con la dimensione dell’impossibile, che un po’ tutti viviamo in piccoli mondi separati, nei quali la tentazione di padroneggiare sovrasta la necessità di vivere relazioni autentiche: come se non fossimo necessariamente interdipendenti”. Siamo un sistema di individui, vite, esperienze interdipendenti, ma, spesso dimentichi di questo, agiamo nella comunità con superficialità, irresponsabilmente, senza ponderare le scelte sulla base di un criterio che sia diverso dal profitto personale.
    Come l’autore, credo sia necessario per ognuno di noi, stimolati da una situazione che speriamo possa essere transitoria, rimetterci in viaggio, per arrivare ad una conquista più duratura e benefica, quella dell’essenziale che ci permette di vivere con serena coscienza la natura dell’essere uomini, fratelli pellegrini sulla terra.

    • Massimo Trocchi
      Massimo Trocchi 9 Ottobre 2020 a 23:35

      Cara Giulia,

      grazie del tuo contributo, e siamo felici che ti piaccia questa nostra iniziativa!
      “…idee ed opinioni, corroborate da esperienze vissute”: ci auguriamo che questa tua osservazione diventi uno dei capisaldi di questo spazio digitale.
      Ti anticipo che a breve avremo un’intervista con un ospite d’eccezione che porrà l’accento proprio su questo aspetto.
      Ciao, e grazie ancora!

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    Maria Luisa 14 Ottobre 2020 a 11:41

    Ho letto la bella riflessione di Pierluigi Consorti e le sue interessanti considerazioni mi hanno richiamato alla mente un libro di J. Attali, L’homme nomade. Attali rilegge la storia dell’umanità indicando nel viaggio, nel movimento, nel pellegrinaggio, l’essenza reale della condizione umana. Secondo Attali, gli uomini diventano tali quando cominciano a muoversi verso qualcosa. In effetti le grandi scoperte, le conquiste, i progressi dell’umanità sono avvenuti grazie a un movimento. Anche le religioni non possono fare a meno del movimento, tanto che il pellegrinaggio è una forma di culto comune a tutte.

    Consorti ricorda la pandemia che stiamo vivendo e che ha costretto tutti a limitare gli spostamenti, i viaggi, gli incontri, mostrando gli effetti tragici che può avere un individualismo esasperato. Bauman scriveva della “solitudine del cittadino globale”. La solitudine che abbiamo vissuto negli ultimi mesi non è stata cercata, certo, ma appare iconica dell’esito che può avere l’individualismo e allo stesso tempo ci riconduce alla bellezza e necessità vitale delle relazioni umane. Muoversi verso gli altri, come pellegrini.

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