Studiare all’Università di Pisa ai tempi del Covid

Studiare all’Università di Pisa ai tempi del Covid

Studiare all’Università di Pisa ai tempi del Covid 1024 489 Massimo Trocchi

Pubblichiamo questo contributo di Niccolò Parenti, studente del Corso di Laurea in Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione dell’Università di Pisa, redatto dopo l’elaborazione e diffusione di un questionario rivolto ai propri colleghi dell’Ateneo Pisano.

Ringraziamo Niccolò per l’impegno profuso nella raccolta dati e per il presente commento (Ndr).

Il 2020 è appena passato

un anno che con l’arrivo del Covid-19 ha profondamente cambiato la percezione della vita di tutti i giorni, sia dal punto di vista del lavoro che dei rapporti sociali.

Una delle categorie che ha risentito maggiormente di questo cambiamento è quella degli studenti, di cui faccio parte.

In questo lasso di tempo siamo passati dal quotidiano approccio “dal vivo” con i docenti e i nostri compagni in aula, a dover seguire le lezioni direttamente da casa nostra: una situazione che se da una parte ci ha occupato meno le giornate, dall’altra ha eliminato tutte quelle componenti che solo una lezione in aula può offrire.

Arrivati ormai quasi ad un anno dal primo lockdown nazionale, e all’interno dello stage curricolare che sto svolgendo – seppur a distanza –  presso la Libreria Pellegrini, ho elaborato un sondaggio che ho diffuso tra le mie amicizie, conoscenze, e attraverso i social media. Un sondaggio rivolto ai miei colleghi, studenti dell’Università di Pisa.

Il sondaggio era composto da otto quesiti:

-A quale anno di studi sei ? Preferisci le lezioni a distanza o in aula ? – Qual era la tua condiziona abitativa prima del lockdown ? Hai trovato delle differenze a seguire le lezioni a distanza, rispetto a quelle in aula ? -In che modo è cambiato il tuo metodo di studio? Preferisci studiare con materiale fisico o supporti digitali ? -Come ti è sembrato dare gli esami a distanza ? Se un domani al termine dell’emergenza sanitaria, si continuasse con la didattica online ne saresti felice ?

Ho strutturato le domande a “risposta multipla” con la possibilità di scegliere tra tre o cinque risposte e la partecipazione al questionario è stata numerosa: quasi 400 colleghi si sono misurati con miei quesiti.

In questa breve disamina dei risultati è interessante partire innanzitutto dalle percentuali “anagrafiche” delle ragazze e ragazzi che hanno partecipato questionario: più della metà delle risposte – il 58% –  provengono da studenti dal terzo anno in su, il 20,2 % del secondo  e 21,4% del primo.

Grafico A

La maggior parte degli studenti che hanno compilato il questionario risultano essere “pendolari giornalieri”, mentre vi è un certo equilibrio tra le altre quattro categorie, tutte e quattro più o meno tra il 10% e il 20%. (Grafico A)

E’ questo un dato che evidenzia l’alto numero di studenti che si recavano giornalmente a Pisa con mezzi privati e pubblici per partecipare alle lezioni del giorno.

Per quanto concerne lo svolgimento della didattica a “distanza” risulta evidente dai dati come questa abbia segnato profondamente la popolazione studentesca: solo il 12,7% di loro ha risposto di non aver trovato particolari differenze rispetto a prima.

Grafici B e C

Nello specifico, il 30,5% preferisce le lezioni a distanza, mentre il 57,4% predilige quelle che tradizionalmente venivano svolte in aula. Risultati quasi analoghi si sono ottenuti alla domanda circa le modalità di svolgimento degli esami: oltre il 50% dei miei colleghi attende di tornare in aula per svolgere i propri esami (grafici B e C).

Risultati simili e sostanzialmente coerenti si sono registrati tra le risposte alla domanda: Se un domani ci fosse un proseguimento con la didattica online, tu ne saresti felice?” il 42,8% ha risposto di no, il 18% di no ipotizzando un proprio trasferimento ad altro Ateneo che impartisse lezioni sia online che in presenza. Si ferma al  38,2% il si.

Non c’è dubbio per quanto riguarda la preferenza circa il materiale di studio: con un plebiscito del 75,6%  si preferisce studiare su materiale fisico e solo il 12,8% predilige il supporto digitale.

Dati più parcellizzati li ritroviamo circa il quesito in merito ad eventuali cambiamenti riscontrati nel proprio metodo di studio. Il 44,2% rispondono che è cambiato poco, il 32% ha trovato un cambiamento radicale, mentre il 23,8% non ha trovato nessuna differenza .

Analizzando nel profondo alcune categorie emergono alcuni dati interessanti che vale la pena sottolineare.

Prendendo ad esempio la categoria “anno di studio”, tra gli studenti del primo anno si nota un aumento di gradimento nei confronti degli strumenti di studio digitali (25%). Già tra gli studenti del 2° anno si arriva al 13% fino a scendere sotto la soglia del 10% tra i colleghi iscritti dal 3° anno in su. Che dire: le cosiddette generazioni “native digitali” stanno inevitabilmente crescendo di anno in anno…

Sempre tra gli studenti del primo anno si nota una maggiore preferenza nel dare gli esami a distanza (38,1%) rispetto a quelli in aula, la cui media complessiva di risposta era pari al 30,8% (Grafico C). Dati che denotano ancora una volta come ad una maggiore giovane età corrisponda un crescente favore verso le componenti digitali.

Dobbiamo altresì osservare che gli studenti del primo anno hanno iniziato la loro carriera universitaria in una situazione ben differente rispetto a quelli dal secondo anno in su: avremmo ottenuto le stesse risposte se i colleghi del primo anno avessero potuto “assaggiare” – anche solo per pochi mesi – la didattica in presenza?

Prendendo invece come categoria la “condizione abitativa pre lockdown” uno dei dati da segnalare riguarda gli “studenti pendolari occasionali”. E’ questa l’unica categoria che preferisce le lezioni online con un 54,5% e sono anche i soli che sarebbero a favore di proseguire anche in futuro con la didattica a distanza in maniera continuativa (61,6%).

Curioso il dato riguardante gli studenti in sede, che preferiscono gli esami a distanza a dispetto di quelli in aula (43,9%), segno del fatto che per un elevato numero di loro, non incida tanto la facilità dello spostamento, ma piuttosto altri fattori personali come magari quello di non essere interrogati fisicamente davanti al docente.

In generale, volendo cercare di dare una lettura complessiva di questo piccolo sondaggio, ritengo di aver ottenuto dei risultati nella maggior parte dei casi dei risultati “prevedibili”: gli studenti preferiscono ancora un metodo di studio, di esame e di frequentazione “in presenza”.

Questo sondaggio mi ha fatto ancora rendere più conto di come i miei colleghi siano ancora attaccati al mondo universitario “tradizionale”. Preferenza che diminuisce in alcune delle categorie prese in analisi che, per ragioni di comodità o per maggiore manualità ed abitudine con le cosiddette “nuove tecnologie” preferiscono un’esperienza universitaria almeno in parte orientata ad un aumento dell’uso dei mezzi tecnologici .

  Vale la pena, inoltre, sottolineare delle piccole “incoerenze” in alcune risposte. Non è stato raro  trovare ad esempio dei votanti che pur preferendo le lezioni in aula, hanno poi risposto positivamente a un proseguo futuro con la didattica  a distanza. Una contraddizione dettata probabilmente dal sistema a risposta multipla, che non può tenere conto a tutte le varianti di pensiero che una persona  può avere. Sarebbe questo un aspetto da indagarsi maggiormente…

Per quanto mi riguarda all’inizio del lockdown nel Marzo 2020, stavo frequentando i miei ultimi due corsi nel pieno del terzo di anno del corso di laurea  in Scienze dello spettacolo e della comunicazione. Dopo poche settimane dall’inizio del trimestre, sono dovuto passare da fare pendolare giornaliero a dover seguire le lezioni da casa. Questa situazione dal punto di vista della mia carriera studentesca ha generato sia dei pro che dei contro.

Se da un lato stando in casa ho trovato maggior tempo per prepararmi ad affrontare la sessione primaverile ed estiva, dall’altro ha complicato non poco lo svolgimento del mio stage universitario, oltre che perdere tutte le componenti che solo le lezioni in aula possono dare.

Non ho invece trovato grosse differenze durante lo svolgimento degli esami “online”, anche grazie ai docenti che si sono saputi adattare a questa situazione di emergenza.

Personalmente preferisco ancora uno svolgimento della vita universitaria “tradizionale” e in presenza, anche se non disdegnerei anche in futuro la possibilità di svolgere gli esami a distanza: se si mantenesse questa opzione assieme allo svolgimento del tradizionale esame in aula, potrebbe costituire una importante facilitazione per tutti quegli studenti che riescono a dare più esami nello stesso giorno o per quanti che hanno un occupazione lavorativa.

Insomma: torniamo in Università, ma non dimentichiamoci di alcuni fattori che sono stati introdotti per necessità, e che per il futuro potrebbero costituire una risorsa aggiuntiva alla tradizionale modalità con cui la vita accademica si è svolta sino all’avvento del Covid.

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Massimo Trocchi

Massimo Trocchi

Approda a Pisa nel 1994 per gli studi universitari e si laurea in lettere classiche. Apprende per qualche anno il mestiere di libraio a Firenze, e nel 2004 torna a Pisa per rilevare la Libreria Pellegrini...

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